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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mestieri Scomparsi

La Fornaia

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Il pane di una volta veniva fatto lievitare a lungo sia in casa che nel forno; veniva lasciato riposare sulle tavole fin quanto si completava il giro della raccolta. Era impastato con due sole qualità di farina, quella tenera e quella dura. La fornaia provvedeva ad ammucchiare le fascine di legna nei pressi del forno e prelevava il pane dalle case. Essa si svegliava con il rintocco della campana che suonava l’Ave Maria e, snodando a memoria le prenotazioni ricevute il giorno prima, iniziava il giro di avvertimenti urlando “chi deve impastare?” : era questa la prima chiamata. Le case si illuminavano per la lavorazione dell’impasto. Era una fatica mescolare una trentina di chili di farina: le famiglie erano tutte numerose, il pane doveva durare una settimana, si preparavano sei o sette “panedde” da quattro chili. L’impasto veniva avvolto in una coperta. La fornaia ritornava al forno per accendere il fuoco. La bocca del forno era situata sulla parete di fondo con pavimentazio...

MESTIERI SCOMPARSI - IL CARBONAIO

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Questo mestiere veniva esercitato nei boschi del circondario, a Bernalda, ove vi erano fitte piante ad alto fusto, luogo ideale per i carbonari di Laterza che qui vi si recavano per raccogliere la legna. Si tagliava legna sufficiente per formare cataste di circa 100 quintali; si procedeva a spianare il terreno in forma circolare facendo assumere alla catasta una forma conica, coperto con uno strato di paglia e terra di 10 centimetri. Si formava una siepe di 20 centimetri di spessore alla base della catasta con lentisco ricoperto di paglia e di terra. Il fuoco veniva buttato nell’imboccatura e lasciato ardere per circa mezz’ora. La combustione, per essere perfetta, doveva essere uniforme: la legna doveva cuocere senza farla bruciare. Occorrevano otto giorni per concludere questa operazione. Tre carbonai erano sufficienti per una carbonaia, impegnati giorno e notte, quando il carbone era pronto si procedeva a sfornarlo, a spruzzargli l’acqua; quindi venivano messi nei sacchi e riport...

U SCARPAR' (IL CALZOLAIO)

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Anni '40-'50 ... L'arte non era difficile, né l'arredamento di una bottega era molto dispendioso. Un ripostiglio di due o tre mq., un martello, un trincetto (punteruolo), una lesina (coltello), alcune sagome per scarpe, un ago, lo spaghetto, un po' di pece erano sufficienti per aprire una bottega. Il mestiere si apprendeva fin da bambini. Dopo la chiusura delle scuole, infatti, le mamme mandavano i loro figli alla bottega per l'apprendimento di un mestiere e per evitare che con scorribande per le strade ghiaiose del paese rovinassero prima del tempo le scarpe . Il tirocinio durava parecchi anni dopo la scuola elementare. I ragazzi dovevano imparare prima a raddrizzare i chiodini recuperati dalla tomaia, ad appuntire lo spago con la setola di maiale o di cinghiale intrecciata, ad infilare il filo nella cruna, a passarvi la pece per renderlo più resistente, a tagliare il cuoio in modo preciso, a passare la carta vetrata per rendere il lavoro perf...

MESTIERI SCOMPARSI - IL RIPARATORE DI VASI

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Girava per le strade del paese con una cassetta di legno piena di attrezzi del suo mestiere: trapano, argilla, pezzetti di ferro, stagno. Molte donne lo chiamavano perché gli utensili della casa, essendo in terracotta, sovente si rompevano: anfore, orci, giare, vasche, orci per il vino, recipienti per il lievito, pignatte in terracotta. Il riparatore si sedeva sulla soglia della porta, con il trapano praticava i buchi, li fermava con pezzetti di ferro, poi spalmava argilla e terra rossa sciolta nell’acqua.

MESTIERI SCOMPARSI - IL LAMPIONARIO

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Era addetto all’accensione e spegnimento delle lanterne del nostro paese fino al 1926, quando ancora non vi era la corrente elettrica. Si metteva sulle spalle la scaletta e percorreva la via principale del paese; si fermava agli incroci dove pendevano le lanterne di ferro a pianta poligonale. Portava con sé il carburo di calcio, composto solido; saliva sulla scaletta, svuotava la lanterna dei residui di carburo, vi metteva pezzetti nuovi, poi accendeva; ritornava il giorno dopo, al mattino presto, per spegnerle.

Il Conciapelli (U’ Cunzator) - Francesco Panettieri

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Nel 1856 si contano a Laterza 35 Conciapelli. Primitivo e lento era il sistema di conciare e le finiture risultavano molti prezise tanto da far accorrere le genti dei paesi vicini a portare le pelli di ogni specie a conciarle. I conciapelli  si recavano presso le varie fiere e smaltivano in giornata  le loro merci, guadagnando conseguentemente molto. Ma nonostante questo, dalle trenta concerie esistenti nell’800, oggi non ve ne è neanche una. La modernità con l’industria chimica ne ha causato la scomparsa.L’ultimo laertino maestro “conciario”è stato Panettieri Francesco. 

MESTIERI SCOMPARSI - IL CALZOLAIO

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Le tomaie erano i prodotti finiti del sapiente lavoro del calzolaio di un tempo: fatte in pelle di diversa qualità, come la vacchetta, pelle di mucca che serviva per confezionare scarpe di campagna; la pelle di vitello invece, era usata per le scarpe degli sposi, mentre la pelle di capretto serviva per quella dei signori. Tutte le scarpe venivano fatte su misura ed erano ordinate per la festa patronale.  Quando si rompevano bisognava farle riparare: venivano applicate le suole o le mezze suole o la tomaia. Il deschetto del calzolaio era pieno di vari attrezzi: punteruoli, arnesi di varia forma, spaghi per cucire, strisce di suole ammorbidite.  Ogni calzolaio preparava lo spaghetto, lo ungeva di pece e lo usava per cucire. Terminata l’operazione della cucitura, il materiale avanzante veniva usato per le piccole riparazioni.  Nel Centro Storico Via Chiesa era la zona dei calzolai che hanno esercitato fino alla fine degli anni ‘50. 

U SCARPAR' (IL CALZOLAIO)

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Anni '40-'50 ... L'arte non era difficile, né l'arredamento di una bottega era molto dispendioso. Un ripostiglio di due o tre mq., un martello, un trincetto (punteruolo), una lesina (coltello), alcune sagome per scarpe, un ago, lo spaghetto, un po' di pece erano sufficienti per aprire una bottega. Il mestiere si apprendeva fin da bambini. Dopo la chiusura delle scuole, infatti, le mamme mandavano i loro figli alla bottega per l'apprendimento di un mestiere e per evitare che con scorribande per le strade ghiaiose del paese rovinassero prima del tempo le scarpe . Il tirocinio durava parecchi anni dopo la scuola elementare. I ragazzi dovevano imparare prima a raddrizzare i chiodini recuperati dalla tomaia, ad appuntire lo spago con la setola di maiale o di cinghiale intrecciata, ad infilare il filo nella cruna, a passarvi la pece per renderlo più resistente, a tagliare il cuoio in modo preciso, a passare la carta vetrata per rendere il lavoro perfetto. Il mo...