Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Le origini

Lo Stemma di Laterza

Immagine
Lo Stemma è il Nostro e dobbiamo andarne fieri!! Fin dal Medioevo lo stemma fu quello attuale, senza la dicitura "Fideles Laertini". La pecora, esponente dell'industria armentizia, si dipinse nell'emblema araldico dell'Università di Laterza, con una piccola bandiera astata posta a destra di essa. Fu la Regina Giovanna II, che, per premiare i laertini della loro fedeltà verso di lei, il 18 novembre 1434 autorizzò l'aggiunta allo stemma della scritta “LAERTINI FIDELES”. Nel periodo feudale dei marchesi si aggiunse allo stemma una corona marchesale. (in foto lo "Stemma" all'interno del Santuario Mater Domini)

LATERZA - I SECOLI BUI

Immagine
N el 1500 Francesi e Spagnoli si contesero l’Italia meridionale; questa fu devastata e depredata. Quando Carlo V divenne imperatore, alle vessazioni spagnole, le nostre misere popolazioni videro aggiungersi anche il ritorno delle scorrerie dei turchi. In questi momenti di estremo pericolo la comunità di Laterza trovò rifugio, come altre volte in passato, nelle grotte di San Pietro. Particolarmente famose sono rimaste le scorrerie di Bassà Assan, rinnegato siciliano di nome Scipione Cicala, che nel 1594 devastò con le sue orde il nostro territorio. Tracce di tutto ciò sono nella dizione “ Lamia Saracina ” e nell’espressione popolare “ mamma li turchi ! ”. Durante il successivo periodo baronale, le nostre popolazioni erano spogliate sia dal Vicerè che dai Baroni, autorizzati ad ogni sorta di angheria contro le popolazioni.

I FEUDATARI E I MARCHESI DI LATERZA

Immagine
Durante i lunghi secoli medioevali, questi furono secondo il Galli i feudatari che si alternarono nel dominio delle nostre terre e delle loro zone di appartenenza: • I Longobardi, col Ducato di Benevento, del quale faceva parte Laterza VIII-IX secolo. • I Normanni, la infeudarono al Vescovo Arnoldo di Acerenza dal 1068 al 1078. - I Vescovi di Bari, Ursone, Elia ed altri dal 1078 al 1198. - I Loffredi dal 1101 al 1133. - Riccardo Logoteta dopo il 1133. - Gualtiero di Brienne dal 1198 al 1225. - Gli Svevi con Federico II nel 1189. - Ancora i Vescovi di Bari dal 1209 al 1250. - Manfredi di Svevia, 1266 - Angioini e Carlo d'Angiò, 1268 - Filippo di Tussiaco dal 1268 al 1292. • I Principi di Taranto dal 1292 al 1463: - Filippo I; - Sua moglie nel 1304 e poi sua figlia nel 1308; - suo fratello Luigi nel 1347; - Roberto, nipote di Luigi fino al 1364; - Filippo II fratello di Roberto dal 1364 al 1374; Francesco Del Balzo, marito di Margherita, sorella di Filippo II, ...

IL MEDIOEVO

Immagine
  Q uando nel 476 d.C. cadde l’Impero Romano i Barbari di Alarico e Genserico già scorrazzavano per l’Italia e le nostre contrade. La desolazione che essi apportavano fu causata dall’abbandono delle terre, dalle loro rapine, dalla rassegnazione delle popolazioni che subivano passivamente le invasioni di Bizantini, Eruli, Sciri, Rugi, Ostrogoti, Visigoti e Goti che presero Taranto e i territori circostanti nel 560. Nel 568 poi, scesero a conquistare le nostre terre i Longobardi che raggrupparono quest’area nel ducato di Benevento. Laterza appartenne al Vescovo di Acerenza. Dopo la caduta dell’Impero dei Franchi cominciarono a sorgere autonomie locali per le libertà delle future Università. Nell’827 i Saraceni dalla Sicilia invasero il meridione occupando Taranto e le nostre zone. Cacciati dalle Repubbliche Marinare, sbarcarono di nuovo da noi nell’863 ma, nell’880, l’Imperatore Basilio li sconfisse e cacciò dalle nostre terre. Questi però tornarono nel 927 e misero a ferr...

La Via Appia

Immagine
L a via Appia, regina viarum, fu tracciata su una rete stradale già esistente. La sua costruzione ebbe inizio nel 312 a.C., in pieno periodo romano, nel tratto che da Roma porta a Capua e, successivamente, da qui fino al porto di Brindisi. La necessità di raggiungere le aree meridionali per poi partire per la conquista del Medioriente e dell’Africa settentrionale, fece si che la via più antica d’Italia fosse oggetto di attenzioni per gli Imperatori che si avvicendarono alla guida dell’Impero Romano.  Avvenne così che, a tratti, questa via si allungasse fino ad arrivare a Brindisi, dove due colonne ne segnano il limite estremo. La via Appia fu più volte restaurata e abbellita, specie nel primo tratto, dove era fiancheggiata da magnifici monumenti funebri, resti dei quali sono visibili ancora oggi come la famosa tomba di Cecilia Metella. Fu solo nel II secolo d.C. che questa via fu realizzata pienamente nel territorio pugliese.

Montecamplo

Immagine
I l sito chiamato Montecamplo, cioè piccolo monte o Santa Maria Trinità, è costituito da un vasto complesso collinare a 412 mt. s.l.m. ed è attraversato da un importante rete viaria preistorica (Tratturi) che, partendo da Metaponto, per Ginosa e Laterza, proseguiva per Massafra disperdendosi poi sulle balze delle Murge. Montecamplo fu un importante centro fortificato e un rilevante centro abitato fin dalla Preistoria. Circondato da ben tre ordini successivi di cinte murarie, delle quali è possibile ancora oggi scorgerne numerosi resti, con tipica caratterizzazione di schemi Peuceti, fu un centro molto prospero nell’Epoca preclassica, prima dell’arrivo della colonizzazione greca e romana.

L’Età Magnogreca e Romana

Immagine
T ra ilVIII e il VII secolo a.C. si registra una trasformazione radicale del sistema insediativo delle nostre popolazioni. Prima dell’arrivo dei coloni spartani, il popolamento della nostra zona si concentra in alcuni insediamenti, analoghi al comprensorio salentino. Il nostro territorio fu occupato da coloni greci: il loro interesse si manifestò verso l’area a Nord-Ovest, ampia e ben irrigata dai corsi d’acqua come il Galaso, il Tara, il Patemisco, il Lenne e il Lato. Nella stessa area è documentata la rioccupazione con una cultura funeraria greca sovrapposta a quella indigena più antica. Fra il VII e il VI secolo a.C. si registra la crescita di abitati rurali concentrati su alture con ruolo strategico come nel sito di Montecamplo.

I Peuceti

Immagine
Quando nell’VII secolo a.C. inizia la colonizzazione greca, il territorio corrispondente all’attuale Puglia, era abitato da Japigi o Apuli suddivisi in Messapi al Sud, Dauni al Nord e Peuceti al centro (attuale provincia di Bari e zona Nord-occidentale della provincia di Taranto). Le fonti scritte antiche sono rare; vengono tramandate solo leggende sulle origini mitiche ed episodi in cui sono stati coinvolti greci e romani. I contatti con il mondo greco sono frequenti verso la fine del VII secolo e si intensificano nel VI sec. a.C. sia attraverso gli scali sull'Adriatico, sia attraverso la valle del Bradano. I Peuceti combattevano sotto il comando di un re; ma nulla è dato sapere sotto l'aspetto dell'organizzazione societaria. Nel cinquantennio centrale del V sec. a.C., e per tutta la prima metà del V secolo la Peucezia mostra una chiara ripresa ed uno sviluppo pacifico. Alla fine del III sec. a.C. l'intera area dei Peuceti subisce una forte decadenza dalla quale si ...

Gli Jazzi preclassici Laertini

Immagine
Q ueste costruzioni furono utilizzate nel territorio laertino, per ricoverare gli animali, in un periodo compreso tra l’inizio dell’Età del ferro (1200 a.C.) e il IV secolo a.C. Si tratta di grandi ambienti quadrangolari formati da contrafforti lunghi circa undici metri, distanti quattro l’uno dall’altro, addossati alla penultima cinta muraria. Queste strutture confinano con un vasto ambiente circolare, formato da un muro a secco, al quale si accede attraverso una serie di grandi gradini, in uno dei quali sono visibili i segni dei cardini. Quest’ambiente, delimitato dall’ultimo perimetro di mura in opera poligonale, era la porta di accesso ad una serie di jazzi, recinti adibiti dalle popolazioni laertine, sin dalla notte dei tempi, alla custodia degli ovini e nei quali avveniva anche la conta degli animali.

Principali Tratturi

Immagine
I nostri progenitori tracciarono il territorio sul quale abitavano con "strade" per facilitare le comunicazioni tra l'interno della penisola e il mare. Queste "strade" sono chiamate "tratturi" larghe fasce di terreno (lo studioso  Palasciano riferisce che essi erano larghi 60 passi napoletani, cioè 11 metri), con il compito appunto sin da epoche remote, di collegare gli insediamenti sparsi sulle Murge con i popoli della costa ionica e adriatica. La rete stradale pugliese composta dai tratturi era preesistente  a quella romana. Essi, nel corso del tempo, hanno avuto diverse funzioni di transumanza di animali e di itinerari.

Le Specchie, Monumenti Megalitici del Paleolitico

Immagine
G li archeologi chiamano col nome " specchie " i cumuli artificiali di pietre presenti nel nostro territorio, in forma di torri di vedetta o di monumenti sepolcrali e luoghi di culto, dal Latino " speculum ", cioè specchio: si tratta di cumuli artificiali di pietre a forma di grandi coni alti fino a 18 metri, circondati da un muro e racchiudenti “tombe a cassa” e corredo di tradizione appenninica mista a forme della prima Età del ferro. Essi sono considerati monumenti megalitici preistorici affini ai dolmen e ai menhir così frequenti nella nostra regione, testimonianza del Neolitico .

Tombe e Sepolture

Immagine
N egli scavi effettuati per le fondamenta della zona che va da Via Dante Alighieri a Via Cristoforo Colombo fu rinvenuta una necropoli dove si trovarono parecchie tombe e vasellami antichi appartenenti all'epoca della Magna Grecia e datate V e VI secolo a.C.  Tomba rinvenuta in Zona Fornaci 08/04/1981 Le tombe rinvenute erano in pile simmetriche con direzione da Ovest ad Est, e parallele fra loro. Fu trovata una tomba con uno scheletro di un guerriero, un'altra con quello di una donna, un'altra ancora con due scheletri seduti uno di fronte all'altro. Una sepoltura ad incinerazione fu localizzata in contrada Verdazzi, a Nord-Ovest del Santuario Mater Domini.

La Civiltà Eneolitica

Immagine
A Laterza, e nel suo vasto territorio, alla fine del III millennio a.C., si sviluppò la CiviltàEneolitica . Questa civiltà risale a gruppi di metallurgici e marinai che verso la fine del III millennio furono costretti ad emigrare dalle steppe Ponto-caucasiche verso l’Occidente, raggiungendo dopo l’Anatolia  e i Balcani, l’Italia Meridionale ove, nel territorio di Laterza, si accomunarono fra contesti economici, culturali e agricoli  indigeni. I “gruppi di Laterza”, si inserirono tra i villaggi rurali e si adattarono alle caratteristiche del nuovo territorio, ricchi di percorsi fluviali, di selvaggina e di anfratti nelle gravine,  elaborando un’economia ed una cultura autonoma senza dimenticare le tradizioni economico-culturali delle regioni di provenienza  caratterizzati da una metallurgia del rame (assente nel nostro territorio) e dall’adattamento economico cui furono costretti nelle regioni dell’Italia Sud-orientale, il cui territorio offriva solo l’occas...

La Storia

Immagine
L ’abitato di Laterza ha origini antichissime come attestano i reperti rinvenuti nella necropoli di località “Candile”, risalenti all’Età del Bronzo (2000 a.C.) che hanno permesso di individuare una cultura pugliese di Età Micenea a cui gli studiosi hanno conferito la denominazione suggestiva di “Civiltà di Laterza”. Ricco materiale archeologico, sia fittile che prezioso, risalente tanto alla Civiltà Apula che a quella della Magnagrecia, è stato rinvenuto nel centro abitato e nel territorio circostante (particolarmente nella zona di Montecamplo, ove sono visibili i resti di un’intera cittadina e di una grande necropoli svuotata dai “tombaroli” negli anni ‘60). Laterza presenta quindi le tracce di una stratificazione millenaria di civiltà. I primi segni significativi di “cultura” sono attribuiti ai “Peuceti”, popolazione pugliese dedita alla produzione della ceramica a decorazione geometrica, cultura rimasta in auge fino al “periodo Apulo”.

LE ORIGINI - IL NOME

Immagine
Il Nome D ibattuta è la questione dell’origine del nome di Laterza. Secondo alcune tesi, il nome “ Laterza ” deriverebbe dal greco “ dilettocaro ”, secondo altre dal latino “Tertiam” e quindi “ tertiati ”, con riferimento ai militi della Terza Legione Romana che fissò il loro accampamento nel  territorio di Laterza. Tale ipotesi è avvalorata dal fatto che Laterza è situata lungo la Via Appia Nuova che unisce Taranto a Roma, ricalcando il tracciato dell’Appia Antica, visibile ancora in alcuni tratti.